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ROAMING. SE L'OPERA D'ARTE CADE NELLA RETE

di Alessandro Castiglioni


DIPINTO DEL TEMPO
Fai un dipinto in cui il colore
Si veda solo sotto una certa luce
In un certo momento della giornata.
Fa che sia un momento molto breve.
(Yoko Ono, estate 1961)


Caduta nella rete l'opera d'arte viene colpita da una profonda crisi d'identità . Mi spiego, se per Benjamin, l'opera, intesa come manufatto unico ed irripetibile, rischiasse tragicamente di perdere la propria aura, cadendo nella rete, l'oggetto artistico oggi ha l'occasione di definire nuovamente se stesso, riflettere attorno alla propria natura insieme fisica e concettuale.

Come se le sfide lanciate all'arte, tra i tanti, da Baudrillard, Celant, Lyotard, trovassero la possibilità  per una riformulazione ancora più definitiva.

Il progetto Roaming mette in luce proprio questa criticità , proponendo una ricerca ricca d'una forte componente concettuale, che focalizza la propria attenzione sull'opera colta nel passaggio da materiale a immateriale, attraverso un gioco di specchi: un giorno di esposizione reale, e poi la continua esposizione in una galleria in uno spazio virtuale sul web.

L'operazione innesca inevitabilmente una serie di domande sullo statuto e sull'estetica dell'opera d'arte nella dimensione digitale. Un' estetica particolare, di delicata natura, sia in relazione all'utilizzo di supporti tecnici che prevedono una commistione tra esperienza artistica ed utilizzo di strumenti tecnologici; sia per quanto riguarda le modalità  di fruizione che prevedono la possibilità , da parte dello spettatore, di entrare in contatto e di interagire direttamente con l'opera dell'artista. Inoltre vanno considerate la profonde trasformazioni, dilatazioni e compressioni, che gli elementi spazio-temporali subiscono nella nuova realtà , quella virtuale. Un'altro fondamentale nodo di riferimento riguarda la strutturazione di una propria identità  linguistica: nel nostro caso credo sia utile interrogarsi attorno alla doppia natura delle opere, di volta in volta realizzate dagli artisti, sempre diversi, invitati a prendere parte al progetto. Già  perché, le opere, prima sono esposte fisicamente, poi solo virtualmente. Siamo così di fronte a due opere, oppure si tratta della stessa opera dotata di due differenti nature, o in fin dei conti trattiamo della stessa opera, e quelle che cambiano sono solo le modalità  di fruizione?

In realtà , non penso sia così interessante rispondere a queste domande, quanto più proficuo dedicare una riflessione a queste identità  inattese che grazie ad un semplice spostamento (da reale a virtuale), le opere assumono.

Più che un teorico, quanto manicheo, dilemma sul lavoro presentato dagli artisti per Roaming, mi sembra cioè interessante analizzare gli effetti che questa sorta di dualità  comporta. Se nella serata-evento di inaugurazione le dinamiche della mostra presentano tutte le caratteristiche reali e tradizionali del caso, come per esempio l'intangibilità  dei diversi oggetti esposti, dal giorno successivo proprio queste opere si dematerializzano, si diffondono, possono essere copiate, tagliate, ricolorate, per fare la copertina di un cd di mp3 scaricati illegalmente da eMule, o diventare lo sfondo per la mia pagina myspace. Qui non è nemmeno più questione di aura, l'opera da oggetto diventa processo, e si proietta nel futuro, come spiega chiaramente in un suo recente intervento Antonio Caronia. (A.Caronia "Digital time slip", WOK, Edizioni Civica Galleria d'Arte Moderna di Gallarate, Marzo 2008)

Sarebbe riduttivo quindi proporre un'analisi legata alla doppia natura, materiale - immateriale, degli interventi, ed esaurire qui il discorso, perché perderebbe valore, l'elemento centrale di questo progetto, la sua valenza processuale, atta a svelare e dispiegare un meccanismo, quello grazie al quale, nella "nostra modernità  postmoderna" le opere non sono più oggetti da guardare, ma relazioni da intessere, processi di metamorfosi ed ibridazione da scoprire.





ROAMING. WHEN THE WORK OF ART FALLS INTO THE NET

by Alessandro Castiglioni


PAINTING OF TIME
Make a painting in which the colour
Can be seen only under a certain light.
Let it be a very short moment.

(Yoko Ono, summer 1961)


Fallen into the net, the work of art experiences a deep identity crisis. Benjamin considered that art work, a unique and unrepeatable artefact, tragically risked losing its own aura by falling into the net.
The artistic object has today the opportunity to redefine itself, to reflect upon its own nature, both physical and conceptual.

As though the challanges to art by Baudrillard, Celant, Lyotard and others could now find a way to be reformulated in an even more definite way.

The Roaming project casts light on just this criticity, by proposing a research with a strong conceptual component, a research that focuses on the work of art in its transition from material to immaterial through a mirror play: one day of real exhibition, to be followed by the continuous exposition in a virtual space gallery in the web.

This operation inevitably throws light on a series of questions on the status and the aesthetics of the work of art in a digital dimension. A particular aesthetics, a delicate one, partly because of the mixture of art and technology, partly because of the fruition modes which allow the public to get in touch and interact with the artist's work. We must then consider the deep transformations, dilatations and compressions of space-time elements in the new virtual reality. Another fundamental issue is the structuring of a new linguistic identity: in our case, it is useful to reflect upon the double nature of the works of art: they are created each time by different artists who are invited to the project, and they are exhibited first physically, but then only virtually. Are we talking about two different works of art, or about the same piece of art with two different natures? Or is it the same work of art, the only change being in fruition modes?

After all, I do not think it is really interesting to answer such questions: it seems to me much more useful to reflect upon such unexpected identities acquired through the work of art by a simple switch from real to virtual.

In other words I find interesting to analyze the effects of this duality, more than posing theorical ( and obsessive ) dilemmas on the works created by the artists for Roaming. If during the evening-event of the inauguration we are facing the traditional and real dynamics of an exhibition - like the intangibility of the exhibits -, since from the very day after those, the same works of art dematerialize, get disseminated can be copied, cut, re-coloured to become the cover of an MP3 illegally downloaded from eMule, or become a screensaver. We're not talking any more of aura, the art work itself becomes a process and get projected into the future, as clearly explained by Antonio Caronia in a recent interview ( A. Caronia, "Digital time slip", WOK, Edizioni Civica Galleria d'Arte Moderna di Gallarate, March 2008)

It would be reductive to propose an analysis bound to the double nature — material/immaterial — of the works of art and end here our reasoning, as the central element of this project would loose its value: the value of a process unveiling the mechanism by which, in our "post-modern modernity", the works of art aren't any longer objects to be looked at, but relations to be woven, metamorphosis to be processed and discovered.