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Manifesta 7 "The rest of now" Tabula rasa

30 09 2008
Ex Alumix, Bolzano
Un progetto di Denis Isaia, in conversazione con Raqs Media Collective
Gallery
ROAMING. TABULA RASA, Manifesta 7, Bolzano
ROAMING. TABULA RASA, Manifesta 7, Bolzano
ROAMING. TABULA RASA, Manifesta 7, Bolzano
ROAMING. TABULA RASA, Manifesta 7, Bolzano
ROAMING. TABULA RASA, Manifesta 7, Bolzano
ROAMING. TABULA RASA, Manifesta 7, Bolzano
ROAMING. TABULA RASA, Manifesta 7, Bolzano
ROAMING. TABULA RASA, Manifesta 7, Bolzano
ROAMING. TABULA RASA, Manifesta 7, Bolzano
ROAMING. TABULA RASA, Manifesta 7, Bolzano
Roaming intreccia le proprie istanze con il progetto Tabula Rasa, curato da Denis Isaia per Manifesta 7 durante la mostra "The rest of now" negli spazi dell'ex Alumix di Bolzano.

Per questa occasione, Roaming si presenta con una formula diversa, proponendo tre differenti progetti che si alternano nell'arco della giornata-evento e che si concentrano attorno ad alcuni degli aspetti specifici che caratterizzano e accomunano il percorso critico di Roaming e quello di Tabula Rasa. Tre progetti - quello di Emanuele Becheri, quello di Vincenzo Cabiati in collaborazione con Armin Linke ed infine Microcollection — riflettono rispettivamente intorno ai temi del tempo, del rapporto tra realtà  e immagine e dello spazio.

Intervento che accompagna le installazioni dei tre artisti invitati è "Butterfly effect", opera di Ermanno Cristini. L'installazione nel riproporsi del progetto è sempre presente. Si tratta di un'opera in continuo mutamento e che, vera e propria metafora di Roaming, lega la vita effimera di una farfalla a quella dei nostri eventi che vivono il breve arco di una giornata.




CONVERSAZIONE CON DENIS ISAIA, curatore di Tabula Rasa


Denis: Caro Ermanno da quali spunti é nato il progetto?

Ermanno: ROAMING è nato sostanzialmente dalla necessità  di riflettere sulle mutazioni dello statuto dell'opera nel momento in cui esce dallo studio dell'artista e subisce un inevitabile destino di "mediatizzazione".
Se è vero che oggi sempre più spesso l'arte è portatrice di "diversità " in quanto luogo della "lentezza", del marginale, dell'infinitamente piccolo è altrettanto vero che mai come oggi il destino dell'opera è direttamente proporzionale all'estensività  ed alla velocità  della sua circolazione.
L'evento sostituisce la messa in mostra mentre l'immagine dell'opera sostituisce l'opera.
Ma forse è proprio dentro questa contraddizione che l'opera, assumendo una dimensione apertamente processuale, può trovare una speranza di compimento.
In bilico su questa faglia l'opera consuma il proprio stato di precarietà  ricercando un essere dentro le forme dell'apparire. Cavalcando questa precarietà  essa può ritrovare un senso e attribuire senso al proprio discorso sul mondo.


Denis: Caro Alessandro, tu invece cosa hai pensato quando ti è stato proposto?

Alessandro: Per quanto mi riguarda, l'aspetto su cui mi sono inizialmente soffermato nell'approfondire la teoria di ROAMING, ha strettamente a che fare col rapporto realtà  - virtualità . Non intendo assolutamente entrare nel dibattito sulla natura euristica dell'una piuttosto che dell'altra, ma constatare semplicemente come ROAMING rifletta su una sorta di continuum tra reale e virtuale e non su un'opposizione dualistica.
ROMING è nato in relazione ad una prospettiva in cui il virtuale amplifica il reale, trasforma l'oggetto in un'immagine ibrida, sfuggente che può essere presa, scaricata, manipolata, utilizzata da tutti. Ecco, questo aspetto processuale credo sia il primo elemento che ho cercato di sviluppare quando Ermanno mi ha proposto il progetto.


Denis: Caro Ermanno, condivido l'idea che l'arte sia portatrice della diversità , della lentezza, del marginale e di tutte le azioni che innescano processi critici di senso. Tali meccanismi si realizzano ed hanno una ragione solo se la fruizione li completa al meglio. Temo che l'affidamento ai media che Roaming propone più che attivare le forme su cui siamo in accordo alimenti il loro contrario: la leggerezza interpretativa e l'accrescimento delle relazioni politiche a sfavore del discorso dialettico. Seguendo questo punto di vista l'opera o meglio la relazione di senso opera/fruitore viene debilitata a tutto favore del sistema.

Ermanno: Sono perfettamente d'accordo, ma infatti ROAMING non propone l'affidamento ai media del processo fruitivo, al contrario vuole misurarsi con una realtà , data, condivisibile o meno, ma data, in cui il destino dell'opera è sempre più mediatizzato. Allora ROAMING "mette in scena una contraddizione", la esplicita amplificandola, nell'intento di produrre consapevolezza. Occupa fisicamente uno spazio fisico e assiste alla sua trasformazione in immagine. Forse è solo dentro questa consapevolezza che la volontà  dell'opera può compiersi e primo tra tutto proprio quell'intento di "innescare un processo critico di senso" che è connaturato al fare arte.


Denis: Nei vostri progetti avete usato la specificità  del web (ipertestualità , possibilità  di organizzare un archivio con differenti documenti, autogenesi dei contenuti, spontaneità  descrittiva, etc)? Alessandro, tu citavi le possibilità  di scioglimento dell'autorialità  nella rete, come le avete applicate / facilitate?

Alessandro: Credo, Denis, che il primo passaggio attraverso cui, in una certa misura, si comprometta l'unicità  dell'autore di un'opera esposta per ROAMING, sia all'interno del meccanismo stesso del progetto. Mi spiego: sul sito web di ROAMING, le immagini che noi vediamo dei diversi interventi sono già  un filtro molto potente perché sono scatti fatti da importanti fotografi che hanno una precisa identità  artistica e stilistica. L'esempio è presto fatto: noi guardiamo un'opera di Enrica Borghi o una foto di Agostino Osio? Beh, ovviamente entrambe le cose però capisci, questo inizia a rimescolare un po' le carte!come dici tu sciogliere l'autorialità . Questa sorta di, chiamiamola, "deautorializzazione" passa poi attraverso la rete. Le immagini dal sito www.roaming-art.it possono essere scaricate da tutti e dunque usate e trasformate, esse possono così rivestirsi di un nuova identità , magari inattesa. In questa prospettiva il sito è stato costruito da un collettivo di net artisti, Reboot, creando un struttura estremamente lineare ed accessibile ed in cui ogni contenuto è archiviato in modo molto rigoroso.

Anche per quanto riguarda il sito web ci troviamo di fronte a questa sorta di trasparenza nascosta, discrezione, spaesamento, un po' come sono i nostri interventi.

E questi per me sono gli aspetti più interessanti di tutto il progetto in generale. Ma io lo vivo, come dire, dall'interno e vorrei, per concludere, chiederti, da un punto di vista più esterno ed analitico, come il tuo, quali sono gli aspetti di ROAMING che hai trovato più stimolanti


Denis: Per l'appunto parlando di fotografi due sono le cose che mi hanno interessato di ROAMING, la prima è la condivisione di una temporalità  "deformata". Tabula Rasa accumula un progetto dietro l'altro, fa il verso ai tempi di comprensione e metabolizzazione creando un vortice di eventi. Credo che ROAMING lavori sullo stesso versante, solo che il vortice è generato dall'inseguimento fra differenti media e linguaggi.
Ora che Tabula Rasa è quasi terminata debbo dire che si tratta di una serie di occasioni sprecate, nel senso che la velocità  così come i media provocano dimenticanza più che consistenza culturale. Non è un fatto di quantità , quanto di tempi di metabolizzazione da parte dei fruitori e quindi come si diceva di possibilità  perse di innescare processi di senso che abbiamo una presa sul reale.
Di ROAMING mi ha interessato molto la procedura documentativa, come avete ben spiegato tu ed Ermanno, è una parte fondamentale, nonché per me particolarmente intrigante. Come mantenere le energie della fruizione diretta della mostra nella documentazione? Credo sia un campo di ricerca su cui c'è molto da fare, basta aprire i cataloghi delle mostre per rendersi conto della sostanza che da un passaggio all'altro si perde. I cataloghi prodotti a mostra aperta ad esempio sono migliori di quelli stampati per l'inaugurazione.